Sacco per la merda


Ho lasciato passare qualche giorno perché le emozioni si sedimentassero e perritrovare la lucidità, quella razionale e profonda che ti aiuta a rimanere coipiedi ben ancorati per terra.
Per non scrivere di getto e farmi trasportare da onde emozionali che poi,tanto, svaniscono. E invece le parole rimangono e a rileggerle nel tempo tidomandi chi ha scritto quella roba lì, chi è quella, chi lo sa cosa mi saràpassato nella testa…

Post Rob, tutto è cambiato.
Non so cosa sia successo e non so nemmeno dire come è potuto accadere.
Posso solo dire che mi è successo.
E io non ho cercato nulla. Almeno credo.
 
Forse lo cercavo inconsciamente ma non me lo dicevo perché è difficileammettere e ritrovare una parte, di se stessi, sopita e nascosta.

Ci sono i cavalli che trasportano i turisti nelle piazze.

Conoscono la strada da percorrere, gliostacoli da evitare, il ritmo da tenere.
Chi li manovra ha solo il compito distare all’erta casomai un gatto nero all’improvviso attraversi la strada efaccia un dispetto.
Gli zoccoli fanno un rumore sordo ecacofonico perché l’asfalto non è un substrato adatto per suonare queglistrumenti.
I campanelli disseminati sui paramentiservono per destare interesse e agevolare gli spostamenti tra i passanti.Ritengo anche questo suono un ossimoro cacofonico, ma di quelli negativi. Tipo,il gelato fritto è molto buono e anche il maiale in agrodolce ma non la pizzacon l’ananas, per esempio, non è neppure nominabile e quindi l’ho cancellata.

Un sacco marrone è discretamentesistemato in zona posteriore e, lì per lì, manco te ne accorgi e non ci faicaso perché tanto si confonde con tutto il resto del folclore.

Eppure è un sacco per la merda.

Perché i turisti non possono sporcarsile scarpe, e poi la puzza… già bisognerebbe lavarli per togliere quell’odoreinconfondibile di pelo e di sudore di bestia… ma a questo non hanno ancoratrovato rimedio.

Insomma, nemmeno un resto.

Niente.

Quindi, questi cavalli, di cavallo nonhanno niente.

Solo l’olezzo.



Forse è quest’immagine del sacco per lamerda che mi ha portato a questa riflessione.

Tempo fa ho ricevuto in dono un saccodi plastica colmo zeppo di merda di cavallo, piena di pezzetti di paglia. Ioero felicissima: avevo il concime per le piante. Beh, si certo, c’era ilproblema dei vicini e del processo di fermentazione necessaria affinchè fosserealmente utilizzabile. Ma per me, il gesto, in sé, era semplicemente toccante.

Quindi quello che gli altri consideranosemplice merda per me era un regalo.
Quindi, lo sapete già, io son fattacosì.

I cavalli, non cavalli, delle piazzedei turisti hanno i paraocchi.
I cavalli, non cavalli, delle piazzedei turisti non devono vedere.
I cavalli, non cavalli, delle piazzedei turisti ma che vita fanno?


Per molto tempo sono stata un cavallo,non cavallo, delle piazze dei turisti.
E poi, non so cosa mi sia successo.
E non so nemmeno come.
E non so bene perché, ma ormai non melo chiedo più.

Mi sono ricordata…
mi hanno fatto ricordare…
sono scappata…
mi hanno fatto scappare…
ho capito…
mi hanno fatto capire…

E non sono giochi di parole ma getti dicuore che nascono spontanei e io li metto lì, in queste righe, rivolte a tuttie a nessuno.
Così è stato.
Così è.

Mi sono ricordata che io non potevoessere un cavallo, non cavallo, delle piazze dei turisti.
Che non lo sono mai stata realmente.
Che la vita ti ci porta, per tantimotivi e tutti, prima o poi, passano una fase in cui sono cavalli, non cavalli,delle piazze dei turisti.

L’invito, per tutti, è di non fermarsi.
Almeno di provarci.
In questi giorni di follia completa etotale (solo perché Rob l’ha prescritta…) sono tornata a essere cavallo, verocavallo.
Un cavallo Camargue.
Aldilà della loro origine e simbologia,che tuttavia mi affascina, l’ho sentito proprio infondo al centro del cuore diessere così.

Di quelli liberi, con le code lunghe eattorcigliate dai nodi, piene di bestioline e tutti sporchi. Di quelli che tiannusano di lontano e nemmeno di guardano, se ne vanno appena ti percepiscononell’aria, infastiditi dai bipedi stranieri.
Quando li ho visti, per la prima volta nelsud della Francia, li ho osservati compiaciuta, ma non avevo fatto tutti questigiri di cervello.

Oggi sì.
Oggi mi sento proprio così.
Vi giuro che sto benissimo.

Quindi, per chiosare questa logorreache mi ritrovo a vomitare senza riuscire a contenere,
un sacco per la merda non è solo saccoper la merda.
E’ molto di più.
Ma bisogna cambiare punto diosservazione per vederlo.

Firmato,

un cavallo vero cavallo.


NOTA BENE:
Istruzioni per l’uso: sediti in unpunto in cui non ti siedi mai e osserava la stanza in cui stai sempre.
Controindicazioni: ha gravi effetticollaterali. 





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5 pensieri su “Sacco per la merda

  1. eh, sì!vogliamo tutti i dettagli!e anche io incrocio le dita per te.paolap.s. quando compi gli anni? no, perchè so già cosa regalarti!!!!!! però comincia ad avvisare i vicini!

  2. @romì e paola: ma non c'è mica niente da sapere. non è successo niente.Se capiterà qualcosa ve lo dirò!!Mi son svegliata così….per Paola:non so se il postino sarà contento… però che bello! in questo periodo di delirio ho trovato dei cosini piccolissimi e bellissimi (chissà cosa saranno…) e ti ho subito pensata. Se ti va mandami la tua mail…oh, senza nessun impegno, eh? s punto selvaggia chiocciola gmailpuntocom@mary: grazie sei sempre preziosa! aspetto i tuoi post… hai ricevuto il messaggio su twitter??

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