Il paradosso del gatto


Tornate dal nord,
da tante donne con storie diverse e che fanno riflettere,
da un ristorante libanese con danzatrice del ventre che solleva un bastone argenteo con la sola forza del seno,
dal gateau di patate,
da discorsi di genitori ma non solo,
da un crogiulo di bambini maschi e dai primi giochi del “dottore”,
da una sveglia pungente alle 5 di mattina,
da una trafila lunga di autobus, aerei, autobus e autobus…
siamo tornate.

E poi io son subito ripartita.
E sono a Torino, dove trovo la colazione pronta al mattino…
Il caffè col sedere freddo mi aspetta sui fornelli.
Devo solo fare la fatica di accendere il fuoco.
Due arance e uno spremiagrumi.
Devo solo fare la fatica di tagliarle.
e non posso privarmi del piacere di conservare l’aroma tra le dita..

I pranzi con gli amici, le finestre coi monti, gli abbracci caldi,
un verme sotterraneo che mi porta dove devo,
i quartieri nuovi, i prossimi eventi internazionali della città,
gli scambi di opinioni e i segreti indicibili.

Usare i neuroni, per tanto tempo sopiti, inizia a solleticarmi.
Sembra che i miei tre neuroni superstiti stiano allineando gli assoni e qualche prolungamento dendritico stia viaggiando per riconnettere gli altri in letargo.

Mi sento un gatto che sta vivendo il paradosso di Schrodinger.
Posso essere ugualmente viva o morta e tutto dipende da un evento probabilistico.
Prima o poi qualcuno, o io stessa, aprirà la scatola e lo saprò.

Sta notte ho sognato di dover fare un concorso canoro (io sono stonata peggio di una campana rotta) e di dover cantare una canzone…. impossibile…inesistente…dal titolo “Prezzemolo”.
Persa completamente in un impresa per me titanica.
All’ultimo mi hanno concesso di poter cantare un’alternativa:
volevo un gatto nero nero nero…
Mi chiedevo: ma perchè?
Se devo cantare Prezzemolo ma non so cosa sia, perchè ora devo cantare il gatto nero?
Squalificatemi e così me ne vado bella tranquilla.
Non la so.
Basta.

Mi son svegliata mandando a qual paese qualche sconosciuto della giuria che voleva farmi un favore…

Forse leggere di particelle quantiche, inizialmente unite e poi separate da grandi distanze, che rimangono in qualche modo collegate mi ha toccato troppo in fondo.

Rifletto sulla dimensione fisica e sulla dimensione non fisica.
Sto solo passando un momento di flip mentale… come quando rimetti in moto un marchigegno dopo tanto tempo…ed è tutto un casino.
Ho solo bisogno di un po’ di tempo.

Ma che cosa è alla fine ‘sto tempo??
E’ questo… o questo?

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6 pensieri su “Il paradosso del gatto

  1. Cara, mi dispiace che ti sei trovata nel mio periodo culinario "svuotafrigo", ma so che mi capisci. Oh mamma, e i giochi del dottore me li eri dimenticati! Eppure le tettone reggibastone! Comunque i nostri post si completano. E tutto il resto non scritto, lo sappiamo io e te.Buon caffè, buone spremute e buoni flip!E fammi sapere, mi raccomando!

  2. ma la mia non era una critica!!era solo per ricordare la tavolata lunga…. e i bicchieri colorati… e il parmiggiano rovesciato…e gli uccelli sul tiglio nudo….e la focaccia…e tutto il resto che qui non si può e non di deve dire…Alla cena verrei con tanti cuori….e vi aiuterei con Lenin e piangerei per i gelsomini e le "mie" calle superesistenti…te lo dirò presto….Baci forti.Ps: siamo a buon punto…

  3. il paradosso del gatto di Schrödinger non lo conoscevo e mi stuzzica i processi mentali non poco.bello leggerti, compare in me un sorriso da "riconoscimento"..ciao flipnina

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