Degustibus


Metto il costume e scopro che non ho messo gli svedesi.
Inizia malissimo. Posso anche nuotare senza costume ma senza occhialini è incomprensibile.
Nera, come la cuffia pinzata nell’elastico del costume, affronto la vasca.
Ignoro la musica tunz-tunz e l’ istruttore palestrato che incita col sorriso un numero abbastanza elevato di donne, giovani e non, che altro non chiedono che di essere incitate a pedalare su bici-anfibie.
Ad ogni  ANCORAANCORAANCORA  dell’energumeno mi vien male (per loro) ma sorrido e penso sempre un po’ a Caprix (me lo ricorda di brutto…).
Le donne soffrono pazzescamente ma ridono perchè lui è divertente e sa il fatto suo: questo è innegabile.

Niente leccata agli occhialini.
Niente sistemata all’elastico.
Niente rituale.

Inizia malissimo.

Mi butto e sistemo il mio corpo nell’acqua.
Un po’ meglio.
Mi rilasso e vado quasi libera.
Due corsie a fianco alla mia ritrovo (ehm… sì l’ avevo già notata) quella bracciata lì.
E’ una bracciata di fatica, di chi aggredisce l’acqua, quella un po’ scomposta di chi nuota da tante vasche e da tanto tempo con una palla gialla ad altezza testa.
E’ un gomito alto sull’acqua, è una mano aperta nell’aria e un deltoide rotondo, morbido  e avvolgente. E quell’incastro lì tra deltoide rotondo e trapezio e testa che respira per me è pura estetica.
Il busto è un po’ sollevato rispetto al pelo dell’acqua e le gambe son trascinate dietro quasi a dimenticarsele.
La nuotata lunga e affusolata dei nuotatori non mi affascina.
Mi spiego: mi piace, la osservo e la ammiro.
Ma io sono per quelle nuotate “imperfette” che fanno un po’ di schizzi d’acqua..insomma la bracciata dei pallanuotisti (nessuno lo capirà…. questo lo so)
Eppure quelle lì proprio mi stregano.
Mi legano, mi avvinghiano, mi trascinano.

E io mi faccio trascinare.
Divisi da una corsia maciniamo metri in parallelo.
Stesso ritmo.
Stesse bracciate.
Stesse respirazioni.
Stessa acqua raccolta da braccia ben diverse.

All’inizio fatico.
In automatico serro le dita delle mani, alzo un pò le spalle e dimentico le gambe.
Adesso scivolo, lo scruto di traverso con un occhio solo, mentre respiro, aldilà dei dischi gialli della corsia.
Mi scruta di traverso mentre respira.
Stesso ritmo.
Poi rompo il fiato e lo seguo docilmente.
Molti bordi toccati all’unisono.
Molti metri fatti in parallelo.

Il tempo si è fermato.
Tunz-tunz è sparito.
Forse l’ora è finita.
Tanti metri son passati o forse nessuno: è impossibile dichiararlo.
Non distinguo più dentro e fuori dall’acqua: è tutto appannato allo stesso modo.
Scorgo solo una sagoma di cuffia-nera-con-bandiera-australiana che si incastra in un deltoide.
In questo limbo uterino penso che fortuna aver dimenticato gli occhialini…

All’aria aperta scopro di avere una capacità polmonare di 6 litri (anzichè i miei soliti 3), di non riuscire perfettamente ad allacciarmi le stringhe delle scarpe, di essermi dimenticata di avere tutti questi muscoli nell’avambraccio e nella schiena.

Tornando a casa mi viene in mente l’accoppiamento dei calamari (ps: peccato che questo link sia rovinato dalla pubblicità prima….i green porno sono i miei preferiti!!!!).

Ognuno fa quel che può.
Ognuno ha i suoi gusti.

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2 pensieri su “Degustibus

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