Aquilone


Rotolano bigle colorate su un vecchio tavolo di legno.

L’odore del lievito che rimane tra le dita dopo l’impasto.
Il senso di casa anche quando alla parola “casa” non si associa il significato noto.

Preparo un vestito leggero, aspettando il sole.
C’è un coperchio grigio e greve che sovrasta il cielo.
Con uno stecco lilla di ghiacciolo, vecchio di chissà quale estate, sollevo il bordo di queste nuvole.
Scorgo il sole lì dietro.
Ritorno, prendo gli occhiali con le mie lenti colorate, risollevo il bordo del cielo, come si fa con la pizza per vedere se è cotta, e mi sistemo comoda comoda sopra il grigio.
Qui il sole punge.
Qui gli occhi si tengono chiusi anche se si hanno gli occhiali con le lenti colorate.
Qui si ascoltano solo i pensieri e i desideri, per farli poi crescere forti e possenti.
Mi godo la quiete prima della tempesta.
Sogno a voce alta (qui in alto è lecito) pensieri sconci, desideri indicibili, voglie inconsulte.
Accolgo i nuovi nati (benvenuta Amélie).
Libero in cielo un aquilone, fatto a mano, col suo nome e la data.
Lo lascio volare alto fino ad un certo punto e poi lo taglio.
Il vento lo porterà lontano e gli spiriti cattivi lo seguiranno.
Lei sarà libera da qualsiasi tormento (così si fa in Corea…).
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4 pensieri su “Aquilone

  1. Amelie= 3° figlia femmina (gli altri due son maschi 6 e 4,5) di una mia amica supperggiovane (30!!!!) che filia felice e allegra e se ne fotte di tutto il resto.Poche ore con loro fanno riflettere su tante scelte.Che belli i pupi che dormono sul divano.

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