Alcatraz: addio


Per una mattinata son tornata ad Alcatraz.

Già solo parcheggiare in quel parcheggio mi ha fatto venire il volta stomaco.
Ho percorso quel vialetto solito con un groviglio di fili spinati in testa.
Ho aperto quella porta a vetri e mi si è infilato nel naso quell’odore di detersivo industriale tipico di quei pavimenti. Un odore di fatiche e sofferenze.
Ho fatto quelle scale come se fossi dentro un film. Il mio corpo si trascinava e io volteggiavo sopra con i palmi aperti delle mani sul volto.
Ho aperto la porta azzurrognola tagliafuoco con un gesto lentissimo e lunghissimo.
Quel corridoio.
Quella macchinetta del caffè.
Quel quadro luci innumerevoli volte spente, la sera.
Quella stanza-guardiola che accoglie-guida gli studenti e spettegola con le vecchie guardie.
Mi son seduta su quelle sedie lì nere, a ridosso della parete con Zoe in braccio.
E le ho raccontato tante cose, mentre aspettavamo.
Che prima del nido lei ha frequentato assiduamente l’Università.
Che ha seguito diversi seminari noiosi.
Che in questo corridoio ci ha gattonato.
Che iniziava a tirarsi su in piedi su queste sedie nere.
Che in quelle stanze lì, proprio quelle lì con le porte rosse, dove poi noi entreremo, anche la Romì ci ha portato a spasso nella pancia Luca e Fabio.
No, loro non hanno gattonato qui…. (per loro fortuna erano già via…)
La stanza-guardiola è abitata da donne gentili che prontamente servono cibarie e bibite e vogliono sapere tutto ma proprio tutto di noi.
….ah…ma com’è grande….ah…ma com’è alta…ah ma come passa il tempo….
Tra un “ciaoooo” e un “toh chi si vede”oppure ” dai solo un caffè…”dei volti noti che ci hanno incontrato nel corridoio solo le donne gentili, con le antenne diritte, sanno dove sta il Prof. ManiPinzate.
Lui fa lezione in quella stanza là.
Mi dicono, senza che io chiedessi niente.
Fuggo? Mi nascondo? Fingo sorriso plastico?
No no.
Sto qui a raccontarle tutte le pazzie che la sua mamma ha fatto, nell’acqua salata, con lei in pancia, per stare in quel corridoio che puzza ancora di vuoto.
Lui passa.
E io sono un camaleonte sulla sedia: per magia, lui non mi vede.
Io sono una sedia e lui non mi vede.
Che magia che non mi vede.
Che finta.
Che cretino.
Meno male, ho scampato le mani pinzate.
Che lunga quest’attesa di questa porta rossa che non si apre.
Si apre!!
Tutti dentro.
Che lunghe però…anche questa presentazione… meno male che c’è la “lucina rossa” che compare sulla parete ogni tanto.
Fine.
Applausi applausi applausi.
Fine.
Lei porta una gerbera rossa al suo babbo.
Fuori, in corridoio, lei piange.
Piange in braccio al suo babbo.
Emozioni forti, ieri, per tutti.
Emozioni forti.
E’ difficile a 5 anni avere supportato già due dottorati.
Però ora basta.
Ora veramente fine.
F I N E.
F I N E.
F I N E.
Adesso davvero “ManiPinzate non esiste: è solo nella tua mente” (V***lio, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010).
Ps: non me ne volere F se non siamo passate dai laboratori, veramente non ce la potevo fare. Vediamoci al mare per una grigliata, senza massi….
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9 pensieri su “Alcatraz: addio

  1. Bhè, insomma diamogliene atto al prof. mani-pinzate che qualcosa ci ha insegnato: a scomparire camaleonticamente quando non si vuole essere visti. Hai presente? Quando si aveva da chiedergli cose come rimborsi? ferie? permessi?potremmo evitare di intossicarci con la formalina? puff! scompariva! Eeeeh son bei momenti.Oh, fai i complimentoni a Gió da parte mia.

  2. wow. la zoe sara' un pozzo di scienza … !io all' universita' ( ma per me nessun dottorato ) avevo prof dita tagliate … poverino ( poverino un corno ), aveva una malattia e alcune dita erano senza alcune falangi … agli esami ci giocava 'sto stronzo su 'sta cosa – i suoiorali erano tipo film dell' orrore – in tutti i sensi.bacio e bravo al papa' della zoepaola

  3. che dire!! che io ci lavoro ancora con mani pinzate??uffi mai riuscirò ad andarmene da qui….giusto ieri discutevo con patrick sul mio infido futuro..poi guardo voi che ce l'avete fatta..e mi dico che è possibile..ma spiegatemi come…P.S. comuqnue un saluto dalla finestra potevi anche farlo.qua nell'ufficio di bridges…

  4. @bussola: tempi bui passati e chiusi in una scatola e buttati con un peso in fondo all'oceano nella fossa delle marianne…@romì: potremmo scrivere un libro "Noi & la formalina: storie segrete del lavoro senza cappa". ma per il resto machecefrega…Dito medio e via!!@Paola: ManiPinzate sta per quell'atteggiamento da amicone, che si avvicina e ti mette una mano sulla spalla, ti strizza un po' in segno di "affetto" quando in realtà te lo sta buttando in c***o. Ti sorride davanti, t'invita a cena a casa sua e poi zac ti butta a mare con un piombo al collo.@casalingapatrizia: eh ce lo sapevo che ti saresti arrabbiata/offesa/risentita e tu hai ragione ma io stavo morendo e dovevo tenere sulle spalle anche tutto il resto… però sì, potevo dirti vieni di qui che ci facciamo il caffè-dell'-amicizia, come sempre…Mi spiace, non sono stata sufficientemente lucida per pensarci.Per il tuo infido futuro posso solo dirti pensa a te stessa alla Ba. a PK. e ad Ay. Quelli non esistono: sono solo nella tua mente.Uscire si può e fuori c'è il sole.

  5. @Tzugumi.. non so spiegare bene… son quelle cose che vuoi talmente tanto, che poi ti capitano… c'hai presente?@Giardigno65 eh sì… ma ora son fuori e qui il cielo è bellissimo!!! (PS: Benvenuto!)@LaRaffa: puoi dirlo forte!

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