Trottoir


Tutto trotterella trottando su un trottoir di triglie.

Chissà che vuol dire.
I neuroni si sono inceppati.
Stop.
Macinano macinano macinano.
E poi si afflosciano inebetiti dai concetti pesanti e grevi di ‘sta scienza e conoscenza (ma senza i).
Questo me lo ricordo.
Stop.
La follia giunge inaspettata e provoca contrazioni, simil uterine, alla massa molle contenuta all’interno della cavità cranica.
Tutto sobbalza e ritorna in moto.
Ecco, penso dunque esisto. 
Che sono, già lo sapevo, l’amico Cartesio lo disse.
Ma che riesco ancora a pensare dimostra, senza possibilità di confutare, che esisto.
Il tempo è sempre carente.
Il tempo è sempre troppo corto.
Il tempo è sempre da ricorrere.
Eppure penso, senza tempo, 
con un senso, nottetempo,
senza passatempo
e nel contempo un contrattempo 
ha liberato il mio buontempo.
Ma poi, STOP.
STOP.
STOP.
Freno a mano e testa coda, come in un parcheggio pieno di neve con una folata bianca sotto le ruote.
Per i prossimi giorni ho spaccato la clessidra e buttato la sabbia in mare.
I neuroni li lascio in Pie-Monte, perchè sono impazziti (questo è chiaro a tutti).
Il corpo lo trascino il Lig-urrià, finalmente.
Lo butto su uno scoglio e me lo dimentico, 
sperando che un polpo pazzo non scambi la mia carne bianca per una polpara.
E anche se fosse… mille bolle blu bblulu… mile blllbolle blu…mi sento dondolar…
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