Le mollette: appesi ad un filo


Tutti in fila, uniformati.
Tutti quasi uguali.
Tutti dicono che il profumo di gelsomino, là infondo, è speciale.
Tutti stanno lì ad annusarlo.

Tutti seguono tutti, convinti che annusare il gelsomino sia il motivo per cui sono appesi ad un filo. O forse è più semplice dimenticare il motivo per cui si sta lì, appesi.

Indubbiamente il gelsomino è delizioso.


Anche la lavanda non è male, però.
Io mi sono messa qui sopra, ad annusare.
Siamo in pochi.
Si sta bene.
(Sono quella rossa, ovviamente, ndr).

Da qui rifletto.
Rifletto su come sia effimera la vita.
Annuso pensierosa la lavanda.
Le mie amiche colorate ed io.

La scorsa settimana prendevo il caffè tutte le mattine con una compagna-di-avventure-lavorative.
Un nuovo incontro. Di quelli che galleggiano un po’sopra le relazioni di Amicizia Vera, ma che riescono comunque a scaldare il cuore e a raccogliere sorrisi sinceri. I suoi occhiali rossi mi sono subito piaciuti. E il suo modo di portare il rossetto, rosso anche lui.

Schervamo sul fatto che avesse la pancia un po’ gonfia.

Questa settimana prendiamo virtualmente un caffè: lei in all’ospedale e io qui.
Il nome di quel carcinoma è cacofonicamente roboante.

Tutti siamo appesi ad un filo.

Le porterò un sacchetto di lavanda.
Un sacchetto dei miei, sgranati a mano e racchiusi in pezzetto di stoffa recuperato.

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3 pensieri su “Le mollette: appesi ad un filo

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