Tutto diviene e io pure


Panta rei, dice il mio caro amico Eraclito.

A volte bisogna correre. 
Capicollarsi giù dal salto, 
rimbalzare sugli spigoli, 
sgomitarsi un po’ con le altre goccioline, 
allungarsi come un filo 
e poi piombare col fiato sospeso nell’avvallamento. 
Riprendere fiato,
tra una bolla di schiuma e l’altra, 
tra una fogliolina disgraziata  
e un sasso ormai rotondo e levigato. 
Spruzzi e schizzi.
Suoni continui e scoscesi.
Profumi di vita e di movimento.
Qui c’è molta energia. 
Bisogna imparare a raccoglierla e conservarla. 
Senza avere una borsa, ovviamente.
Questo è difficilissimo.

A volte bisogna solo farsi parte del tutto.
Diventare rotondi.
Semplicemente stare fermi e aspettare.
Qui c’è poca energia.
Bisogna imparare a spendere e stillare quella accumulata prima.
Godere anche delle rotondità di tutti gli altri lì intorno.
Anche questo è difficilissimo.

Adesso che l’ho compreso, ho trovato l’equilibrio.
Un equilibrio dinamico che oscilla tra i due stadi che contraddistinguono chiaramente tutte le mie me.

A volte scorro impetuosa,
a volte poltrisco rotonda.
Sono acqua, questo è indubbio.

L’amico Eraclito ne sa a pacchi.





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5 pensieri su “Tutto diviene e io pure

  1. >@bussolina: si mi han detto che questo sapere è vecchio vecchissimo, ma a me sembra così nuovo…@giardigno65 cascate sempre cascate!@paola io spesso casco a furia di cascate…e allora ho imparato a fermarmi… ma non sempre anche io ho molta strada da fare!@nina siamo sorelle nella vita precedente…

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