>Posto di blocco


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Posto di blocco, inserito originariamente da Trittoli.

È stato difficilissimo fotografare.
Temevo che mi avrebbero visto.
Mi hanno intimato diverse volte di mettere via la macchina fotografica.
Nemmeno un paesaggio, una nuvola, un cammello.
O mettendoci in mezzo una bambina fingendo di volerla immortalare.

Io, donna bianca, non sono abituata ai rimproveri arabi da un ragazzo-bambino soldato, con una divisa troppo larga, con una mano sul manico del fucile e l’altra che gira vorticosamente davanti ai miei increduli occhi.
Seriamente agitato e intimorito.
E io pure.
L’ho sempre messa via con movimenti lenti (me lo hanno suggerito).
Non mi chiedono soldi, non fotografo volti, manco case e tantomeno presidi militari.
Dal mio punto di vista occidentale non riesco a capire.
Sapessi l’arabo gliene direi quattro in quanto a diritti negativi e libertà dell’individuo e possibilità di espressione.
Quando, in arabo, gli viene spiegato che sto fotografando una nuvola replicano che non importa e che devo fare in fretta a mettere via la macchina.

Quasi tutte le foto sono fatte con questo spirito: fai in fretta e nascondila.

Poi ho capito.

Che brutto avere inculcata questa mentalità arrogante e supponente.
Che brutto essere sicuri di sapere.
Che brutto essere convinti di far parte del gruppo con l’etichetta – i giusti -.

Eppure ho fatto le scuole alte (mia nonna continua a dirmelo) e un briciolo di critica, di messa in dubbio, di vaglio di diverse ipotesi dovrebbe essermi rimasto nel sacchetto di iuta sgarrupato con su scritto pH.D. che mi trascino dietro malvolentieri.

Niente: io so.
Questo è giusto.
Questo è sbagliato.
Ecco fatto il pacchetto di certezze.
Pronto all’uso.

Il Sinai ha subito attacchi terroristici, come ben sappiamo.
Io lo sapevo.
Lo sapevo razionalmente.
Ho fatto i compitini e mi sono documentata prima di partire.

Nel 2004 sono morti in 34 a Taba.
Nel 2006 in 18 a Dahab.
Rispettivamente a Nord e a Sud della nostra capanna.
Il turismo è colato a picco trascinandosi dietro la miseria e l’arsura.
I turisti occidentali qui son veramente pochissimi ormai.
In genere, questa zona è meta per egiziani del nord e israeliani.

Sapevamo benissimo di entrare in un territorio caldo.
(Tutti tranne mia mamma a cui ho detto che sarei andata in un villaggio turistico vicino alla blasonata Sharm).

Ho letto le peggio cose sui beduini.
Eppure non mi sono fermata alle righe scritte, sono andata oltre per tentare di capire.
Il limite della lingua è una barriera spinosa eppure ho tentato di spingermi oltre il bordo delle relazioni e infilarmi dentro quelle “tende” in silenzio a bere tè caldo.
Anche solo per cogliere quegli occhi e quel modo di stare sdraiati e seduti.

Ho letto degli attentati ma mi son fermata lì.
Leggo sempre di attentati. Uno più uno meno.
Ho letto e non ho capito un bel niente.
Leggere e non capire.
Trovarcisi significa capire.
Forse.
Non sempre.
Questa volta sì.
Ho capito.

La percezione della realtà è molto distante dai concetti fatti di righe infilate nella pagine dei libri.

Maledetta la mia arroganza.
Quel bambino soldato mi stava aiutando.
A modo suo.

Di questa foto voglio ricordare i seguenti dettagli
la kefia rossa di R., beduino driver, che si intravede dallo specchietto retrovisore;
la pelliccia sopra il cruscotto.
la domanda “mamma che cosa è un posto di blocco”
il rumore dei finestrini che si abbassano mentre ci avviciniamo
la mia mano che nasconde la macchina sotto il pareo
l’arbre magique rosso in tinta con la kefia
la mano scura di N. che abbassa il volume decisamente allegro della radio

Non tutti i dettagli sono visibili.

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2 pensieri su “>Posto di blocco

  1. >Buon anno dunque e benriletta! Mi son ricordata di quei momenti e quei paesaggi umani. Un mese ci sono stata in giro laggiù e mi sono indignata, commossa, innervosita e riempita di tempo. Era giusto tutto. Tranne metterci 18 ore invece di 5 in autobus cor mar de panza!!! Ma era Ramadam.

  2. >mi è venuto un brivido.sicuramente la tua bambina ricorderà questo viaggio come un' avventura fantastica. e saprà che non è giusto sapere. e tu non sei arrogante. noi nasciamo con un pacchetto di certezze che ci viene messo nella culla.un abbraccio, paola

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