Battesimo d’aprile, va beh no è marzo.



Ogni primavera da tradizione faccio un bagno.
Un bagno in mare.
Una sorta di rinascita dopo il mio letargo invernale.
Tuffarmi nell’acqua fredda e pungente, trattenere il fiato, sentirmi morire per pochissimi secondi per poi riemergere e respirare.

Questo rito è iniziato molto tempo fa quando ancora mi buttavo in acqua clorata ogni giorno; per magia arrivava giugno e ci toccava buttarci in acqua all’aperto.
A Torino, a giugno, non fa caldo. Fa freddo.
Al primo tuffo sentivi il fiato sparire e capivi il senso reale di «sistema circolatorio».
Le braccia partivano come pale eoliche per macinare acqua e i primi 50 m erano sempre con tempi record personali mai registrati.
Mentre le gambe schiumavano insensibili tentando di riportare sangue caldo verso le estremità del corpo, la testa subiva una sorta di implosione e l’unico organo all’apparenza recettivo rimaneva il lato interno del labbro inferiore.
Chissà perché conservo questo ricordo del labbro inferiore.
Ricordo perfettamente lo spazio esterno alla fila di denti e il labbro inferiore.
Proprio lì rimaneva una goccia di caldo che esploravo avidamente con la punta della lingua nelle prime frenetiche e inconsulte bracciate.
Alla prima acqua in bocca tutto svaniva.
Ne rimaneva un pochino nello spazio interno, dietro ai denti di sotto.
La lingua si appallottolava tentando un’idea di spirale come un tentacolo di un polpo.
Anche se ci passavi la lingua sopra, il caldo non arrivava.
Sentivi che qualcosa, la lingua forse, ci passava sopra.
O forse mi illudevo: che fosse lingua o gomma da masticare era della stessa consistenza.
Almeno sentivi qualcosa.
Ricordo bene anche l’idea degli spilli conficcati sotto le piante dei piedi che non volevano staccarsi se non dopo diverse virate dolenti.
Dolenti perché spingersi al bordo non è cosa da farsi con le schegge gelate piantate come campanello di allarme-freddo, ultimo a svanire.

Sembra terribile ma è bellissimo.
Bellissimo perchè ai 100 m (alla seconda vasca, ndr) rinasci.

Tutto torna e ti senti una Dea invincibile con poteri supremi.

Con un corpo magnifico, tornito e possente.

Come aver bevuto una coppa d’ambrosia.

D’improvviso tutto torna sotto controllo e ampliato.
Caldo e lingua compresa.

Le prime vasche all’aperto dopo un’inverno di vetri appannati sono per me un ricordo suadente.

Conservo memoria storica anche nel mio corpo: devo avere qualche cellula epifisaria mal tarata.
O forse si è auto-tarata sulla quantità di luce minima e necessaria a farmi buttare in acqua per garantire la mia sopravvivenza.
Nel mio corpo vale la regola di Cartesio che sostiene che nell’epifisi la res cogitans e la res extensa coesistono e dialogano amabilmente.
Ecco: io in questo periodo ho un bisogno fisiologico, biologico e filosofico di buttarmi in acqua.

Tutto questo per dirvi che sabato ho messo soltanto i piedi a mollo.

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3 pensieri su “Battesimo d’aprile, va beh no è marzo.

  1. Mi hai fatto venire la prima voglia di mare della primavera! Fra l’altro la voglia di mare svanisce anche con la primavera, perché il mare d’estate lo trovo insopportabile 🙂
    …e grazie per la visita!

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