Le radici in mare


Appena vedo le gru che penzolano nel porto inizio ad annusare l’aria di casa.

20110625-122510.jpg

La lanterna, la foce e i baracconi (ndr il luna park).
Corso Italia e tutti quelli che ci corrono sopra, ci passeggiano e usano la staccionata per posarci i gomiti e volgere gli occhi al mare.
I guinzagli dei cani tesi e le braccia dei loro padroni trascinate.
Il bastone di quel signore che indossa i suoi capelli bianchi con sicurezza, piglio maturo e sorriso consapevole.
Il rumore delle rotelline delle bici dei bambini più piccoli, dei roller di quei due con gli auricolari bianchi che penzolano sincroni e ritmati, di una vespa che sta parcheggiando, del respiro di quella che si affanna sudata spinta dalle sue scarpe da ginnastica.

La gente che cammina, che è ferma in piccoli gruppi, che è seduta sulle panchine di pietra.
Chi si muove ha solo due direzioni: andata e ritorno, avanti e indietro. Nessuno si muove in diagonale, tranne sparute mamme che ricorrono bambini sfuggenti.

La macchinetta che fa le foto: funzionerà ancora? Accanto l’entrata del bagno dove mio nonno portava me e mio fratello al mare.
Il tabacchino lì, all’entrata, vendeva di tutto. Ancora adesso?
Sigarette, caramelle, occhiali da sole, bottiglie d’acqua, salvagenti, sdraio pieghevoli, francobolli e costumi.
Era bellissimo entrare lì dentro: era un anfratto angusto e scomodo, ma per noi bambini era un posto magico.
Come dalla Tabaccaia felliniana solo che il mio era (è?) un tabacchino coi baffi.
Chiudo gli occhi e sento l’odore del pitosforo, della tamerice e del sale che arriva dritto dritto alle ghiandole lacrimali, tentando di scatenare una reazione a mia insaputa: il gocciolamento di questi occhi chiusi.
È quell’odore lì non uno diverso, è proprio quello lì.
Per fortuna il mio raziocinio salvifico fa il suo dovere: sei in macchina, apri gli occhi.
Nessun odore.

I nomi dei bagni scorrono conosciuti.

Deglutire.
Deglutire ripetutamente.
Tenere gli occhi aperti e fare respiri profondi.
Sono in macchina con queste immagini che mi scorrono davanti.
Mi è impossibile fotografare ho troppe emozioni che stanno facendo fuochi d’artificio in ogni dove nel mio corpo.

E poi la magia di Boccadasse.
Non riesco a dire è già troppo per oggi.
Domani, se solo ora riuscissi a prender sonno, ci posso provare.

Tornare a Genova è trovare casa.
Le mie radici profonde e trasportabili, come dice Nina.

(Scrivo lontano dal mio Mac e non posso fare tutti i link che vorrei. Rimedio appena torno nei ranghi).

5 pensieri su “Le radici in mare

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...