La terra


Siamo andate a Ferarra ma per noi le code sotto il sole sono insopportabili.

Meno male che siamo arrivate in bici e con autista personale; questo ci ha concesso il lusso di girare ad esplorare zone nuove.

Abbiamo gironzolato molto volentieri nelle stanze degli Anni Folli. Lei cercava con ingordigia due tizi che ben conosceva (galeotte furono le materne e i percorsi artistici): un tal Picasso e un tal Mirò. Mentre lei girava libera e concentrata io maledivo gli organizzatori della mostra. Ammetto di essere fissata. E pignola. E pure un po’ polemica.

Ma la luce. Io dico la luce in un museo è metà dell’opera.  Le stanze sono piccole e le opere assiepate, anche se disposte una per parete. Ma data la non-illuminazione se per caso ti trovi davanti ad un acrilico non hai scelta: se sei diversamente alto (come me) vedi bene la metà inferiore del quadro, se sei alto vedi la metà superiore. Se vuoi vedere tutto il quadro devi fare forse tre o quattro passi in dietro, sperando di non scontrare il visitatore alle tue spalle che, a sua volta, sta disperatamente cercando il punto di “messa a luce” del quadro nella parete accanto. Se poi per caso sei un bambino, non ti è dato vedere alcune cose. Oppure hai una mamma forzuta e paziente che ti solleva e ti fa lo spiegone. Se poi libero la Mafalda che c’è in me dico che non ci sono percorsi per bambini (ormai anche dal fruttivendolo c’è un micro angolo).

Quello che più mi ha fatto imbestialire è un  Calder denso di emozioni relegato in un anfratto buio. Come una scopa in uno sgabuzzino.

Se andate a vedere la mostra vi consiglio caldamente di passare dal bookshop prima, comprare il catalogo della mostra, e poi ritornare dall’inizio e sperare di riuscire a vederli. Ecco così gli 8,50 euro del ridotto sono ben spesi.

Sospirando ripenso a quella luce morbida e a quell’odore di casa che c’è al Mart. Basta, mi cheto, che noia che sono.

In questo sole fantastico siamo approdate in un piccolo angolo di paradiso.



E abbiamo ri-stabilito un contatto positivo con la Madre Terra.


 

Se siete per di là, andateci. I bimbi di Ferrara sono molto fortunati ad avere questo spazio verde. E anche le mamme. E i nonni. E  i papà. E chi si prende cura di loro. E se non hai figli non importa perchè l’energia che trovi lì non c’è ovunque. Anche solo per sederti sulla panchina a sorseggiare un succo di mela, prezioso e profumato (Dico un succo di mela che sa davvero di succo di mela).

(ndr: le mamme appresive che hanno bisogno di giochi a norma iso362548725368, e di tappeti morbidi su cui far cadere i figli, quelle del tipo scendichetifaimale, sono avvertite: qui c’è un pericolissimo ponte tibetano, una casa sull’albero e molti altri giochi pericolosamente non a norma e deliziosamente divertenti. Piedi nudi caldamente consigliati.)





Lei si è gettata in un laboratorio di acquerelli tenuto dall’assoziazione Waldorf.

Nel frattempo ho ri-visto la mostra fotografica di Salgado, sempre bella e profonda.

E la mostra dei più antichi frutti d’Italia. Ho tessuto contatti e nuove idee per un progetto che ho nel cassetto.



Più di così da un giorno solo non si poteva chiedere.

Spossate e felici siamo tornate a casa in un treno stipato e sporco coi foglioni ancora gocciolanti di colore.

(Maledettotrenitalia!! ma io dico ma non lo sanno che in un evento del genere dovrebbero potenziare la linea da e verso Ferarra??? Sarà mica il primo anno che fanno Internazionale…maledetto).

 

 

 

 

 

 

3 pensieri su “La terra

  1. Ciao, da ferrararese non posso che concordare con la tua opinione sull’allestimento della mostra. Di tutte le mostre ai Diamanti. Vabbè…meno male che vi siete rifatte col resto, mi fa piacere.

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