Contadina mancata


Metto i  semi in terra. Spesso e volentieri, guardando la luna ma facendo finta di niente quando non lei non c’è e a me servirebbe.

Invado ogni spazio possibile.

Ho riusato ogni oggetto riusabile. Teiere, barattoli, cestini, vasi rotti. La cantina della mia tana è una fonte inesauribile di materiale vintage, unico e assolutamente invidiabile.

Ho finito l’orizzontale e sto colonizzando le superfici verticali. (I giardini verticali sono una delle mie tante passioni).

Ho appeso fili e cordini a cui ho appeso vasetti e vasini; e già che ero lì ho agganciato vecchi bastoni consumati dal sale e abbandonati sulla riva da Nettuno. Per non farmi mancare nulla, qualcosa suona al passare di Eolo. Sempre appeso. Sempre in forme esteticamente discutibili. (Ma il bello è relativo, per mia fortuna).

Tendo a raccogliere e accogliere solo piante commestibili. Se non lo sono devono davvero sfoggiare foglie fantastiche o colori buffi. O odori strani.

Oggi è toccato ad un  vecchio cestino da bici. La persiana gialla si è trasformata in manubrio.

Le viole,  per esempio, le metto nelle insalate speciali: quelle dell’inverno che non possono avere il rosso del pomodoro a ravvivare la pietanza. Quando cucino, oltre ai sapori, i colori devono essere ben amalgamati (mia mamma docet).

Mi sento una vecchia contadina, con la gonna lunga e il foulard colorato, nel suo casino ordinato che ai più appare degrado.

Ho ripescato sacchi di iuta pronti per essere trasformati in pratiche sacche marsupie per le prossime talee interessanti che, solitamente, finiscono nelle mie borse immense  ad ogni perpetuo girovagare.

Ho persino accolto la vite della mia vicina (quella che lascia fiocchi in giardino).  La vite ha deciso che lì vicino a me stava molto bene: lei ha radici là sotto ma la testa tra le nuvole, lì nel mio balcone.

Si sta avvinghiando liberamente dove meglio crede. Ovviamente gliel’ho concesso.

Lei, la vicina, lo ha scoperto. Entusiasta, ci ha regalato una ciotolina di giuggiole.  Ringraziandomi (ma di cosa io dico) mille volte. Ce le siamo passate dalla finestra.  E io mi sento sempre più contadina mancata. Contadina con il naso nel mare, certo.

Ho ricoperto i semi con una copertina di terra leggera e soffice. Ho bagnato tutto con amorevole cura. Anche le viole nel manubrio-persiana.

Aspetto le stelle filanti di domani sera. La copertina è a portata di mano.

 

 

 

 

2 pensieri su “Contadina mancata

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