Ricordo due


ricordo by Trittoli
ricordo, a photo by Trittoli on Flickr.

Rimane solo un ricordo.

Sfocato. Di un fiore che fu. Complesso, perchè non era solo un fiore ma un’infiorescenza. Un fiore evoluto, insomma.

Mi rimangono semi. Forse daranno fili verdi o forse saranno cibo per altri. In entrambi le soluzioni ci sarà qualcosa per qualcuno. Altro.

Ora sono un po’ così: secca e chiusa come lei. Lei, l’ombrella dico.

Riprendo vecchi scritti (non si fa lo so).

Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato.

Sempre Erri.

Due lavori.

Due scrivanie.

Questa vita da eroina precaria è logorante ed entusiamante al tempo stesso.

Due libri.

Due denti che ballano. Però ne è caduto solo uno. A proposito devo trasformare  tutte le mie me in un Topino-porta-qualcosa sta notte. Mi hanno lasciato un pezzetto di cioccolata e un dentino dentro un bicchiere. Sul comodino, accanto al mio letto numero due. Proprio per me.

Consumo un panino crescenza-patè-di-olive su un gradino al sole con una cedrata tassoni e un collo modiglianesco per captare questi raggi.  A spalla nuda e occhi a fessura, certo. A proposito, che goduria questo sole, lungo, morbido, rotondo, avvolgente, bugiardo e falso come un amore che ti lascia sul più bello.

Mi avvolgo in una stola-sciarpa-bozzolo e mi metto davanti ad una cornice bianca trampolino per la rete. Con i miei occhiali, sempre a metà, rossi e viola. Sei davvero una nerd, dice ridendo a 45 denti la mia collega M. (supersimpatica, ndr.). Quando sei lì davanti non sai cosa ti capita intorno. Sei tutta concentrata. Sembri un topino da biblioteca. Hai mai letto Firmino? Sì certo, io dico e la guardo forse interrogativa perchè aggiunge in fretta Ma è un complimento. ah grazie, io dico. E ritorno topo davanti alla cornice.

Però il patè di olive, il sole, la spalla, la cedrata. Ma non si può avere tutto.

Accontentarsi. Bisogna accontentarsi.

A me piace il bozzolo nerd e anche il sole con il patè di oliva.

Passo il tempo a dirimere diatribe su lemmi abbandonati, armadi da separare, spazi da condividere, ebook che non girano, denti da far cadere, letti doppi da far diventare singoli,  due righe da far rientrare e due libri da finire.

Accontentarsi. Bisogna accontentarsi.

Occorrono troppe vite per farne una, ha ragione Eugenio.

Dico Montale. A proposito gli ho scritto una lettera oggi è il suo compleanno. Adoro scrivere ma troppo spesso le mie righe cadano nel vuoto del non tempo, che preclude il tempo di scrittura, oppure finiscono in tasche sbagliate di pantaloni che trascinano bottoni, consunti solo per noia e per noncuranza. Nemmeno una risposta: nemmeno un osso di seppia.

Io sono due, per certo.

Oggi sono un duo topesco: bibliofilo nerdiano e porta-chissà-che-cosa-mi-inventerò-a-quest’ora-della-notte.

 

2 pensieri su “Ricordo due

  1. che belle le tue parole “che goduria questo sole, lungo, morbido, rotondo, avvolgente, bugiardo e falso come un amore che ti lascia sul più bello”
    … una similitudine che mi ha emozionato molto

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