Urca, le donne


Sono andata e son tornata. Poi questa vita da eroina precaria mi ha confinato in un limbo lavorativo. Detestabile e insopportabile. Quelle me solite e confusionarie si sono arrabbiate furiosamente.

Due lavori per poi tentare di averne uno. Unosolo. Due lavori che strizzano le meningi e succhiano tutta l’energia vitale. (Questi giovani d’oggi che vitaccia che fanno). Tutte le mie me arrabbiate per le responsabilità che al lavoro gli stanno affibbiando, senza peraltro chiedere permesso e senza nemmeno dire oh, dai che poi magari qualcosa cambia.

Tanti complimenti e molti sorrisi. I grazie, si sprecano come i coriandoli a carnevale.

Vaselina a portata di mano, comunque.

Una parte delle mie me razionali hanno deciso di provare a costruire un futuro diverso e si sono fatte carico di un lavoro da freelance. Bello, entusiasmante, pieno di stimoli, proteso verso l’estero. (!!). Tutto in gran segreto. Tutto nell’ombra perché lavoro la sera/notte. Ovviamente. E perché nessuno deve sapere niente. Soprattutto al lavoro ufficiale. Peraltro mi dicono anche che ho delle idee. Idee che interessano. Incredibile, no?

AUANAGHEN. OH IES.

Non lo dite in giro, ma io per fare ulteriore confusione  ho tentato una via alternativa. Una terza direi ma più che altro uno sfizio intellettuale: lo ammetto perché negarlo? Ecco, sì insomma, va bene mi vergogno un pochino, però come dire, tento la riqualificazione di me stessa per un mercato del lavoro (?) ehm tento una nuova qualifica per un nuovo mercato del lavoro… va bene non mi credete, lo so che non mi credete: va bene ve lo dico senza scuse e senza mezze misure.

Ho un ennesimo numero di matricola. Ennesimo. Ennesimo lo so. Non dite nulla. Ho la sindrome di Peter Pan.

(Questi giovani d’oggi che vitaccia che fanno, direbbe mia nonna che nonostante abbia già visto un’ alluvione, questa degli ultimi giorni sembra particolarmente segnare il suo stato d’animo/psiche/equilibrio. Tutti salvi, menomale).

Tutto ciò per giustificare l’assenza. Zenzero e Nina mi vogliate perdonare: amici fidati delle follie internaute di neuroni a briglie sciolte nell’etere. Galoppare sostenuti ai fianchi è decisamente un altro galoppare.

L’unica me, spremuta come una buccia d’arancia si è infilata su un aereo. Incazzata dentro. Sfatta fuori.

1 e 30 di sonno in quota e la spina staccata. I neuroni a riposo. Un rossetto nuovo in borsa.

A Barcelona sono risorta da me stessa.

Il pugno di amiche-donne-compagne ha leccato a dovere le ferite e le scottature le une delle altre.

Quelle son sparse per l’Europa e quando dici LAVORO, o diritti, ridono con la pancia gonfia perché loro conoscono il significato di quelle parole ma piangono lacrime amare perché midiconoingranconfidenza

L’italia non mi ha voluto.

Io, che l’Italia non l’ho mai sentita, fatico, ma capisco e mi annuvolo empaticamente ai loro racconti, accorati, di università tricolori neglette (so di essere sensibile su questo tema) e di aperture esterofile verso le alte sfere europee. Non lo nego: quelle ormai ricoprono ruoli importanti in paesi diversi, in campi diversi, in nazioni diverse.Io rimango eroina precaria ma parlo la lingua che ho studiato e mangio i pomodori. (oh, son tutte fissate coi pomodori: i pomodori che sanno di pomodori non esistono oltralpe).

Ecco io non ho nessun ruolo, se non quello di tenere a bada tutte quelle me che mi popolano. (Sì, incazzate che ve lo dico a fare). Ho notato che non parlano nemmeno più tanto l’italiano. Mi chiedono sempre più spesso come si dice…

Ci siamo perse nelle vie, nei discorsi, nelle confidenze, nella birra, nel mangiare.

Ho goduto senza sosta in questi corridoi bianchi.

Ho goduto senza sosta a ciucciarmi le dita sporche di pulpo a la gallega.

Il mio amore Antoni mi ha stuzzicato e corteggiato e amato, come sempre. Io mi sono lasciata sedurre lasciva e voluttuosa. Trasformata in gatta goliardica e sorniona ho lasciato che lui si impossessasse di me e facesse polpette delle mie parti razionali per un gustoso ragù di me stessa ri-catapulta su un volo rainair.

(Maledetti rainair che ti venderebbero anche le mutande della nonna, il profumo di marca super scontato e soloperoggisuperscontolotteria. Ma non si rendono conto di essere patetici ogni volta che fanno finta di dirlo?Maledetti perché non ti consentono il riposo. Nemmeno il regalo-tappi-rossi-per-le-orecchie son serviti).

Di Barcelona vi lascio le mie foto diurne. Quelle notturne rimangono confinate nei castelli inespugnabili della mia privacy (ma esiste ancora?). Di questo viaggio conservo i dettagli inutili e preziosi che vi trasmetto.

Unica nota utile: merita il MACBA (con o senza famiglia), merita il Pulpo ala Galega (con o senza famiglia), merita dormire al Barrio Gotico (decisamente meglio senza famiglia).

Gaudì come piovesse per tutti. Fino a sazietà. Q.b.


5 pensieri su “Urca, le donne

      1. per adesso no, perché son tornata in Italia e mi nutro delle verdure del G.A.S. e passo in minuziosa rassegna gli scaffali della Coop, ché di queste scelte in Germania non ne avevo e un po’ le rimpiangevo. Ma questo tuo post è superbamente mio: dice tutto quello che provo e anche di più. Come sempre sul tuo blog ci trovo la forza cristallina dell’acqua…

        elisa

  1. i tortuosi sentieri mentali delle donne possono seguirli solo altre donne.
    Capisco anche che l’aria di Barcellona ha fatto da polvere da sparo sparsa nell’aria per farti esplodere tutte queste sensazioni.
    Mi immagino li con te a ridere e gridare e fotografare per le strade colorate e pazze di questa bella e misteriosa città, che, attraverso i libri e le storie che ho letto, e le tre volte che ci sono stata, mi è entrata dentro come una magia.
    Che funziona sempre, quando vuoi dimenticare, quando vuoi sognare, quando vuoi ricaricarti di energia nuova.
    Dovremmo organizzare un incontro tra persone preziose li, un giorno, quasi per caso.
    Anna

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