Il Signor Non-tempo


Waiting by Trittoli
Waiting, a photo by Trittoli on Flickr.

Aspetto tempi migliori.
In cui il tempo sia Tempo.

Il Signor Non-Tempo mi ha rubato il tempo.
Le mie me vivono rin-chiuse ma leggere e protette da veli sottili di speranza.
La Speranza è bianca (ho scoperto).

Il Signor Non-Tempo è un uomo alto (più di me di sicuro) vestito con un colbacco scuro scuro e con pantaloni di velluto color bosco. Sa anche di bosco, in realtà.
Fuma il sigaro ed è stempiato con il naso un po’ a punta.
Ha la pancia rotonda, arrotolata intorno alla cintura di cuoio consunto.

Potresti anche fidarti di lui.
Perché profuma di albero e perché la sua pancia panciuta illude sicurezza.

Non farlo.
Il Signor Non-Tempo ti sorride, ti ammalia, ti accarezza con le sue braccia frondose, ti solletica il naso e il palato con le foglie vezzose.
Ti racconta racconti fiabeschi quelli che hai sempre sognato ma nessuno ti ha mai sussurrato.

Cedi infine, con le unghie dipinte di rosso, per vezzo certamente.
E per attirare le farfalle affinché possano suggere dalle tua dita: ormai anche tu padroneggi l’arte dell’inganno perché il Signor Non-Tempo è bravo ad insegnare.

Ai piedi del Signor Non-Tempo leggera sobbalzi in un mondo inventato e fatato, in cui comoda resti benché in punta di piedi.
Vivi di nulla e di qualche goccia di rugiada.
A volte sbocconcelli trifogli quadri-fogliati che piovono dall’alto: dalle fronde altezzose del Signor-Non-Tempo.

Lì rimani, in attesa.
Di che cosa non si sa.
Rimani lì.
Stai ferma aspettando la trasformazione: tu in albero.
In albero grande quanto il Signor-Non-Tempo affinché il tempo diventi Tempo.

In quel preciso instante, proprio quello in cui ci sarà albero-albero, avverrà la liberazione di tutti i tempi rinchiusi nelle sue tasche e lì cuciti con fili d’argento.

Fino ad allora, il Tempo non esiste.
Meglio, esiste nella forma che lui vuole solo dentro le sue tasche.

Quindi, ora, io aspetto che il Signor-Non-Tempo mi ridia il mio tempo.

Nel frattempo sto lì come quello stelo lì.
Bianca e sottile ad aspettare.

7 pensieri su “Il Signor Non-tempo

  1. mi mancano le parole (!!!!!!) per commentare.
    Ma forse questo post è generoso di suo. Regala emozione e non vuole niente in cambio. Perchè è perfetto così com’è.
    Sei bravissima.
    E ti abbraccio.
    In silenzio.
    Anna

  2. Ma, se aspetti di tramutarti in albero ai piedi del Non-Tempo, come farà a raggiungerti il Tempo? Niente si genera dal nulla, neanche dal Non-Tempo. Tutto si genera da ciò che è, da quella che sei ora, stelo bianco e delicato. Forse il tuo Tempo non è quello degli alberi, che si ramifica e si incava e si incurva. Il tuo dovrà essere il tempo degli steli, che si mantengono in delicato equilibrio, e a volte il vento li piega, a volte invece vi si posano leggere le farfalle. Ci vuole tanta forza per reggere uno stelo.

    Mi viene in mente Fromm, quando dice che la libertà di essere stessi non è arbitrarietà, non è fare qualunque cosa si voglia o si brami, ma è un delicato equilibrio della nostra struttura, che ad ogni momento sceglie fra la vita e la morte.

    Elisa

    1. Elisa, come è vero. Cercare l’equilibrio.
      Farsi stelo e sorreggersi e incuvarsi ma mantenersi in equilibrio.
      Dovrei tenerlo a mente anzi scrivermelo ben in vista per non perder l’orizzonte.
      Forse dovrei metterlo come proposito del 2012.
      “Se trova l’equilibrio”.

      Grazie per queste parole calde e morbide.

      Quello che mi scalda più di tutto è la capacità che hai di cogliermi nonostante le mie righe volutamente contorte e criptate per mantenere saldo e nascosto il mondo vero e profondo che esula da questo spaZio amico.

  3. Elisa ha colto il punto…
    Io aggiungerei un’immagine da Tolstoj: un cardo straziato in mezzo ai campi neri arati in Chadzi-Murat. Si ergeva tutto sghembo, ma si ergeva… nonostante tutto.

    1. Caro DrJ.,
      Miseimancato. Anche tu hai ben chiaro come sono. Nonostante il tempo (vero misurato in anni) e lo spazio (vero misurato in km).
      Ma questo spaZio mi/ci riserva sempre una micro intimità inaspettata e insperata. Non son cardo ma, è vero, in realtà fuori son cardo e dentro son stelo. Io mi ergo sempre, nonostante tutto, come tu ben sai.
      Resisto, alla Lev. Sono molto Karenina ma senza fine tragica.
      Poi scrivere è catartico per me, sai no?

  4. AUGURI
    La vita scorre attraverso il mio tempo,
    e io, un volto non rasato,
    dove le rughe sono profonde, analizzo
    le tracce.

    Pensieri come bestiame,
    avanzano sulla strada per bere,
    estati perdute ritornano, ad una ad una,

    profonda come il cielo viene la malinconia,
    per la pianta di carice che fu,
    e le nuvole che allora rotolavano più bianche,

    eppure so che tutto è uguale,
    che tutto è come allora e irraggiungibile;
    perché sono al mondo,

    e perché mi prende la malinconia?
    E gli stessi lillà profumano come allora.
    Credimi: c’è un’immutabile felicità.

    Lars Gustafsson

    Vita

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