Nuovo obiettivo: elevarsi?


Leggendo qui e là in rete sono rimasta basita. Basita per l’ovvietà del ragionamento. Basita positivamente.

Lei dice che  gennaio è da sempre il mese dei buoni propositi.

Ha fatto una rapida cernita tra i suoi amici.

Ha capito che i buoni propositi sono spesso divisi in due categorie. Le donne devono perdere peso e gli uomini devono avere successo professionale.

Ma perché io dico?

Trovo fantastico questo paradosso: se fossimo come la Svezia in cui ogni bambino dall’età di 1 anno ha un posto garantito all’asilo nido con un costo di 150 euro al mese (fantascienza per noi) e dove 9 uomini su 10 spendono del tempo con i loro figli, staccando dal lavoro (senza auto-castrarsi, lavorativamente parlando) allora costringeremmo le ditte ad incrementare la parità di diritta nel processo di assunzione di personale.

Lei, così dice. E in linea teorica, il ragionamento fila. E sembra davvero che nella fantascientifica Svezia sia questo il meccanismo vincente. Davvero costa così il nido e davvero tutti hanno un posto!

Ma quello che spaventa è che persino nella fantascientifica Svezia, dove il  divario lavorativo tra uomini e donne dovrebbe essere minimo, le donne che ricoprono ruoli ai vertici del sistema sono poche. Poche come negli altri stati di questoa Pianeta (disastrato)  Europa.

Ecco il paradosso: si tende ad un modello in cui le donne dovrebbero avere le stesse possibilità degli uomini  ma anche quando questo viene concesso, di fatto non avviene.

Ma perché io dico??

E lei si chiede:

Are women bad at setting goals for themselves — or setting themselves the wrong goals?

Per essere una donna alpha devi essere magra, in carriera, con molti figli (felici e solari), avere molti amici, ottimi rapporti coi parenti, avere la casa lustra, molti vestiti, saper cucinare cose sopraffine e genuine etc…

Perché tendere a questo modello? Da dove ci viene questo obbligo sociale di essere alpha a tutti costi? Donne e uomini, intendo.

Non si può avere tutto. Non si può.

Per fortuna, per fortuna.

Perché ostinarsi ad avere una carriera stellare e un indice di biomassa basso?

La vita è fatta di scelte: perché non ci insegnano a scegliere allora? Dico come modello sociale: un modello in cui tu scegli cosa meglio ti rappresenta, condizioni al contorno permettendo. (Ma vivendo nella ricca Europa, qui ci è concesso il lusso di scegliere).

Perché non ci insegnano l’arte di trovare il compromesso?

Perché ci costringono ad accumulare different skills: nuovi master, nuovi corsi, nuovi aggiornamenti, due lauree, un dottorato… (parlo a me stessa, eh).

Se sono una donna stellare allora posso aspirare ad un uomo stellare?

stellare = migliore? Negativo.

Perché per forza bisogna eccellere?

Ma non staremmo tutti meglio se tutti fossi noi stessi?

Perchè non ci insegnano ad accettare i limiti anzichè a superarli?

Questa mattina ho fatto un compromesso: ho preso il caffè, con calma, nel mio posto preferito, ho ragionato, ho pensato, ho rinunciato ad arrivare al lavoro in “orario”.

Sto benissimo. Prima o poi troverò il coraggio di non nascondere i due nuovi dred che avvolgo nelle mie cipolle capellifere.

Da tenere a mente: accettare i limiti.

5 pensieri su “Nuovo obiettivo: elevarsi?

  1. in realtà non bisognerebbe imparare che i limiti a volte vale la pena di superarli mettendoci passione e a volte bisogna saperli guardare con distacco perché la cosa non ci tange, perché non è nelle nostre corde, o perché effettivamente l’ostacolo è così alto che a cadere da lassù ci si rompe l’osso del collo?

    mah

  2. Concordo: i limiti ci sono perché devono essere superati!

    Ma bisogna fissare i limiti giusti.
    Giusti per ognuno di noi. Non fissare i limiti che GLI ALTRI ci impongono, in modo del tutto inconsapevole per noi.

    Io adoro i limiti nell’ iperuranio ma mi sono accorta che a volte quei limiti che mi impongono gli altri non mi vestono bene. Non sono mai della mia taglia.
    Cadere dall’alto, per me, ne vale sempre la pena solo se andare là, in alto, per te e solo per te, è qualcosa di fondamentale e personale, non perché gli altri ti dicono che devi farlo.

    Ti faccio un esempio: se tu, bambina, vuoi arrampicarti sugli alberi, perché adori stare lì coi piedi a penzoloni, sai benissimo che rischi di romperti un braccio e più in alto vai e più possibilità hai di cadere rompendoti il collo. Sali senza indugio, l’audacia ti aiuta e sei felice con la testa tra le nuvole.
    Ma tu, bambina, scegli di salire perché per te è un valore inestimabile stare là in compagnia di quelle formiche che ti osservano pacifiche (hai presente?).

    Ma se tu, bambina, scegli di salire sull’albero perché tutte le altre lo fanno, perché devi dimostare che tu sei forte-come-loro, sarà diffcilissimo arrivare in cima. E quando ci arriverai non starai meglio. Anzi, avrai le vertigini. Ma sarai nella schiera di quelle-che-ce-l-hanno-fatta. Nel profondo del cuore avresti preferito stare nel prato a fare un bellissimo mazzetto di fiori.

    Quando dico fissare i limiti giusti intendo questo.
    PS: io sono la bambina numero 1. A volte cado, miseramente. Spesso salgo troppo in alto. Ma devo continuamente ricordarmi che per me salire sugli alberi è un valore. Rimanere nel prato a raccogliere fiori? Lo faccio, mi piace ma preferisco salire sugli alberi. E poi, quelli che dico io, mica tutti.

    Ognuno scelga liberamente di stare e fare quello che si sente.
    Chissà se mi sono spiegata…

  3. per me bisogna fermarsi sempre un momento, prendere fiato e guardarsi dentro per capire quello che davvero vogliamo. Non solo noi donne, che ereditiamo mille compiti, mille falsi obiettivi e mille ansie. Ma anche agli uomini, come dici giustamente, hanno insegnato questo.
    Guardiamo sempre in alto come se i sogni fossero leggeri e volassero.
    Ma spesso sono dentro.
    E’ facile guardare in cielo, difficile è guardarsi nell’anima.
    Cominciamo noi per prime, poi lo insegneremo ai nostri figli.
    Io ci sto provando, ma è dura.

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