Urca


Mai titolo fu più appropriato.

Risulterà un post logorroico dei miei, di quando mollo gli ormeggi e libero senza freni i pensieri. Normalmente conservo gelosa la mia vita privata e tento mimetismi batesiani che mi consentono di sfuggire ai predatori di gossip altrui. Tutto ciò per rispetto di chi proprio non ne vuole sapere di essere sbattuto in prima linea.

Poi accadono cose (e questo è un bene).

Accadono tutte insieme nell’assoluto rispetto della ormai assodata Legge di Murphy.

Questi venti giorni son volati e non appena sono finiti e i mei neuroni, il mio corpo e me stessa si sono tutti ritrovati felicemente è arrivato un Urca.

Dunque un Urca è un evento inaspettato, forse nel recondito atteso, ma mai esplicitato se non per scherzo. Un Urca esplode con impeto, ti abbaglia, ti abbindola e ti lascia basita in un limbo indefinito. Un Urca capita quando meno te lo aspetti. Un Urca arriva quando hai appena fatto una micro-pianificazione del tuo futuro. Certo, poca roba giusto l’arco di un pugno di mesi e qualche follia nell’arco di qualche anno. (appunto follia quindi difficilmente realizzabile).

Ecco, Urca.

Insomma ritorno dal mio mare gaia e giuliva con la pelle appena appena brunita, ritorno ai miei libri, alla vita in bicicletta, agli orari prestabiliti, ai giochi senza ritegno. Ritorno e avevo giusto in bocca quel sapore consapevole del me-lo-sto-proprio-godendo-questo-momento che mi arriva un Urca.

Così.

Sdraiata nella mia tana in quel momento magico prima del sonno, nel silenzio e nel profumo di buono delle mie vecchie vestaglie di seta e nelle mie lenzuola di lino antico. Ti devo parlare, mi dice.

Credo di aver risposto sì sì. Ma tanto stavo leggendo: ero nel mio mondo dell’iperuranio (quello superficiale perché quello profondo se n’è andato, ma è un’altra storia). Quando leggo o scrivo sono davvero insopportabilmente assente, lo ammetto.

Mi ha fatto una proposta, dice.

Lunghi interminabili secondi/minuti/ore/ di silenzio. Me lo dice e sorride.

Ride di quel sorriso lì che dir non so ma a me è bastato per capire.

Ecco l’Urca che si manifesta in tutta la sua apoteosi. Son quei secondi che ti cambiano la vita.

La notizia è un pugno di coriandoli lanciati per aria. Pochi secondi di colori volanti e poi tutti per terra. È un papavero in mezzo al campo. Bello, rosso, tenace. Spicca, lo cogli. Perde un petalo, poi due, poi l’ultimo che rimane e poi tutti per terra.

Insomma, io nel mio letto ho gioito e poi mi son trasformata in planaria: occhi sgranati e tutta appiattita.

Lasciare Bologna, i libri, la vita in bicicletta e i mezzi progetti in fieri. Trascinare una bipede e una quadrupede (e tutte le mie piante) lontano 822 km. In un posto di mare di quel mare blu. Blu di quel tono che proprio si allinea al tono del mio animo più leggero e suadente. Onestamente, all’idea di quel Blu rido dentro profondamente. Del resto dell’arcobaleno, non so.

Un posto dove ricominciare tutto. Precari per precari almeno farlo in un posto dove i colori son quelli che ci piacciono.

E dunque l’ennesimo trasloco. Non ho più spazio sulla patente per il prossimo cambio di residenza. Dove lo metto?

Vinco mare e natura a profusione. Perdo servizi (così mi dicono dalla regia ma devo ancora trovare conferma) e ipotizzo mesi invernali senza inverno termico (migrerei a Sud) ma con inverno intellettuale e sociale. Simili a quei bianchi fermi e nebbiosi inverni ravennati (non vogliatemene ravennati, io venivo da Torino-non-sta-mai-ferma).

Son qui che penso cosa è meglio per me e per tutto il carico umano e vegetale che mi dovrei portare dietro. I vegetali esprimono gioia pura leggermente velata dalla unica preoccupazione della siccità. Un impianto di irrigazione dovrebbe consentir loro un trasloco sereno. Il quadrupede sonnecchia ed esprime indifferenza. La bipede non lo sa ancora. E io neppure. Nulla è ancora deciso.

Per ora ho solo prenotato un biglietto A/R. Vado a vedere. Cosa, non lo so nemmeno io. Per non farmi mancare nulla continuo la vita bolognese con tranquillità, come se nulla fosse. Programmo solo fino a fine giugno. Dopo entro in un buco nero.

Un buco nero di Urca.

PS: fino a che non sarà presa una decisione vera e definitiva potete sposare il “vai, vai, vai!!!” o ” ma dove vai…”. E dire tutto e il contrario di tutto. Si accettano consigli a profusione. Io brancolo tra l’aggiornamento della pagina di Linkedin, scrivere uno statement of work e fissare il vuoto. Scrivetemi. che mi fa tanto bene, se mi scrivete.

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11 pensieri su “Urca

  1. Se hai un lavoro, li dove stai per andare é il posto più bello del mondo. Niente a che vedere con l’inverno ravennate (enon me ne vogliano i ravennati) perchè attualmente li dove stai per andare ribolle di cultura. Una coscienza ambientalista si sta facendo strada. Ma niente é facile. Tutto va conquistato. E i servizi dell’Emilia Romagna te li scordi. Ma i fiori migliori nascono dove la terra é arida. Guarda me. 🙂

    1. Quindi il limite è il lavoro? Se hai un lavoro vai, altrimenti stai? Perché?
      (ammesso che uno se lo possa permettere ma non è il mio caso! Due stipendi sono la condizione minima di sopravvivenza)
      Non prenoterò le analisi del sangue on line, pazienza, ma la scuola sarà a tempo pieno??

      1. si, il limite é il lavoro
        senno’ io mi trovavo dove mi trovo, se potevo stare nel posto più bello del mondo?
        ovviamente il limite é il lavoro
        e giù lavoro non se ne trova
        sappilo
        anche solo se tu ti decidessi a fare la cameriera, preparati a essere schiavizzata
        sappilo
        (e comunque le scuole a tempo pieno esistono, perlomeno nel mio paese che vabbè notoriamente é parecchio avanti)

  2. lì dove stai per andare è sul tacco? perchè se è sul tacco la cultura non manca, i ritmi sono lenti, i trasporti una schifezza ma ho figli di amici nati nelle paludi patavine che ci si sono ambientati che è una meraviglia e non rinuncerebbero alle loro lunghe estati, vivissime ed ai loro su e giù in pullman per vite più mondane neanche ora che hanno 18 anni. Poi ci sei tu e quello è tutto un altro discorso

    1. La meta dovrebbe essere sul tacco. I ritmi lenti son graditi assai. Mia figlia reggerà il colpo son quasi certa. Io ho spalle larghe e sorriso aperto per definizione. Non so bene dire cosa temo. Forse di perdere occasioni per le quali ho lottato fino all’altro giorno. Ma la vita è così. Per fortuna è fatta di scelte. Chiudi una porta e apri un portone.

      1. allora è certo, lo sento, andate a ballare tremule come le foglie, sono sempre stata accolta benissimo lì, ho amici carissimi e c’è di sottofondo un bel fermento di quelli che non fanno rumore ma procedono entusiasti

  3. a parte il fatto che questo post è scritto benissimo, con quel crescendo di emozioni e sensazioni che la tua scrittura evoca così bene, volevo dirti che- udite udite- di origini sono salentina e stento a credere che vai lì. Io non sono romantica, dal Sud sono scappata e sempre fuggirò, perché ci son nata, ma per chi ci arriva da fuori credo debba essere differente per forza. Al bando, però, i romanticismi, alcune cose devi saperle: la differenza della sanità nord-sud non si limita solo al fatto che non puoi prenotare i prelievi online(davvero lo fai in emilia? in toscana no!), ma soprattutto al fatto che, prima di poter fare un’ecografia, una visita specialistica o altri accertamenti alla asl, aspetti MESI e MESI, il che è ingiusto, ma vero. Scuola al tempo pieno non ce ne sono, per quel che ne so (questo è importante: al sud la famiglia sopperisce a tante carenze, ma se vieni da fuori, come fai?). Altro aspetto fondamentale, se porti tua figlia al sud e vieni dal nord e, da quel che scrivi, non sei certo bigotta: c’è tanto bigottismo (e non me ne vogliano le salentine: c’è folklore, c’è carattere, c’è vitalità e tantissime altre qualità che non metto in dubbio, ma c’è anche tanto cattolicesimo, in molti luoghi l’aggregazione giovanile è cementata dalle parrocchie, che può andar bene per chi ci si ritrova in quelle vedute, certo non può andar bene per definizione a tutti). La mia cuginetta di 9 anni recita la preghiera in classe prima di iniziare le lezioni. Anche io alla sua età ero costretta a farlo e col senno di poi lo trovo ributtante. Con questo non sminuisco la qualità dell’insegnamento o della cultura che tua figlia potrebbe ricevere: mi sono formata nel polveroso salento, eppure ho ottenuto riconoscimenti che ritengo oggettivamente significativi partendo dalla preparazione che ho avuto al Sud, e con me tutti i miei compagni di liceo. Inoltre i meridionali provano spesso ammirazione e simpatia per chi viene dal Nord: a volte sono un po’ eccessivi nella gentilezza (rischiano di apparire untuosi, ma anche i tedeschi si fanno in 4 per un americano, questo lo dicono anche gli americani, dunque non è un fatto esclusivo del mezzogiorno), ma non avresti difficoltà ad integrarti.

    Non ti voglio scoraggiare, ma dirti quel che so per esperienza, anche se la mia è negativa e questo devi considerarlo. Ma è importante tener conto di tutti i punti di vista, no? Ti apprezzo troppo come persona per non dirti quel che penso, eppure è paradossale se penso che non ti ho mai conosciuta di persona… 😉

    continua a scrivere e chiedimi qualunque cosa, anche in privato se vuoi.

    Elisa

    1. per la sanità probabilmente hai ragione…non so
      per la scuola, no!
      ci sono scuole che lasciano ai genitori la scelta tempo pieno o no
      in nessuna scuola del mio paese si recita la preghiera prima di entrare in classe (ma da dove vieni?????)
      io bigottismo e untuosità nelle nuove generazioni non ne vedo
      o perlomeno non ne vedo come tratto distintivo del mio popolo
      posso solo dirti che siamo accoglienti
      tanto
      in senso genuino
      comunque credo dipenda molto dal fatto se ti trovi nel piccolo paese o nella città
      i piccoli paesi sono duri da vivere
      dappertutto
      anche (o forse soprattutto) nel profondo nord

      1. è vero, c’è differenza fra paese e città (infatti vengo da un paese, ma mica tanto piccolo, fa 30.000 abitanti più o meno), e c’è anche differenza fra paesi del nord e del sud (almeno religione e sanità nei paesi della toscana sono diverse che in puglia..). E’ ovvio che ognuno accende il suo punto di vista (e la sua esperienza) sul Sud: tanti punti di vista diversi fanno un quadro e chi osserva il quadro non trascurerà né le luci, né le ombre. Anzi, magari ci darà la sua pennellata di bianco.

        Elisa

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