Elisa, accendo un incenso e arrivo. Siediti.


Mia cara Elisa,
sono arrivata in Salento. Ho aperto le finestre nuove di una casa bianca bianca. Ho cambiato colore di pelle. Ho logorato i miei due costumi. Ho mangiato cose che sembravano nuove ma avevano solo nomi diversi. Ho ascoltato la bolgia turistica (maleducata e senza rispetto) invadere piazze e litorali. In silenzio, nel mio sonno, ho aspettato che settembre arrivasse per iniziare la scoperta di questa terra e di questi mari. Sono convinta che il Salento non sia solo Pizzica/Taranta/mare.

Sto imparando. Sto imparando a trovare le strade che mi servono per arrivare dove voglio. Perchè i cartelli stradali sono naif. Mai il navigatore fu strumento più apprezzato.  Sto imparando a guidare senza le strisce bianche. Nutro il disagio di chi, abituato ad un quaderno con le righe, si ritrova a scrivere in un pagina tutta bianca e libera dai vincoli. Sto imparando a capire.  A capire perché mi suonano se faccio passare un pedone o se mi fermo al rosso. Rimango liquida e con la mente aperta.

Ma.

Sto lottando. Sto lottando con i miei luoghi comuni che ricaccio infondo, a volte a fatica. Non appena arrivata, mi sono (senza volerlo) ritrovata appiccicata gli stessi atteggiamenti di Bisio in Benvenuti al Sud (beh, non esattamente così). Sì, chiudevo la porta e le finestre. Sì, la sera riportavo il libretto della macchina in casa. Sì, chiedevo di ridirmi che cosa mi stavano dicendo perché non capivo il dialetto. E quando mi ripetevano la stessa frase in dialetto? Sto imparando a capire il dialetto.

1 Kg di questo, puntando l’indice verso una cassetta, è stata una frase costante del primo mese perché: non conoscevo i nomi delle verdure  (I sanapi, maledetti!). E sbagliavo gli accenti e i  nomi dei luoghi. (Va bene vediamoci a SAN FOCA?!). È vero, molte cose non funzionano o semplicemente non esistono perché non c’è la necessità di averle. (Perché Signora vuole l’abbonamento annuale alla piscina? Noi abbiamo i mari). Altre ci sono, ma sono poche e vanno cercate col lanternino. (Ho conquistato un abbonamento annuale alla piscina nonostante i mari). (Il medico, dìce?  Ma Signora, perché vuole la ricetta su internèt se le basta attraversare la piazza per chiederlo al dottore? Lui è gentile, lei glielo chiede e lui le fa la ricetta che vuole. Io non glielo consiglio perché a volte onlain non funziona).{Esiste il portale e funziona.}

Inorridisco davanti allo scempio dei rifiuti abbandonati in luoghi maestosi dove Madre Natura ha lavorato davvero di cesello. Sto lottando con l’ora di religione. Incredibile come la quotidianità sia permeata di così tanta… non so, non riesco a trovare nulla da scrivere qui accanto. Sto ancora masticando nervosamente una soluzione. Le biblioteche sono fortini arroccati e quasi inaccessibili. Anche qui sto masticando soluzioni.

Ma.

Godo dei campi, della terra scura e rossastra, dei muretti a secco coi licheni arancioni testimoni del tempo passato, delle piante che chiedono solo acqua per esplodere, degli olivi maestosi e infiniti, del blu di questi mari, dei bianchi, dei gialli degli ocra di queste chiese, del tempo che scorre lento e morbido, delle luminarie, dei paesini disseminati nelle vie paese-paese, degli anziani seduti sui gradini che ti scrutano silenziosi, delle poche ( e incredibili) nuove relazioni che sto tessendo qui.

Prima era:

Buongiorno Signora . Poi: Buongiorno Signora Selvaggia.

E ora: Ciao Signora. Ho conquistato il ciao e per me è stato un trionfo.

Giustamente @gioncoltrein mi aveva avvertito: il Sud è una sirena suadente. Verissimo.

Vivo sospesa, per ora, in questo mondo nuovo. Bloccare i ritmi frenetici mi ha regalato molta pace. Ho ritrovato molte delle mie me che erano state assorbite dal vortice del “LAVORA”. Sto ancora lavorando, sia chiaro.

Sto pianificando e sto godendo a piene mani di quello che Simone ha scritto in modo chiaro e diretto qui. (Leggilo, se non lo hai già fatto).

Il mio trasferimento al Sud ha comportato un rapido e salutare downshifting, negli oggetti, nelle amicizie e negli obiettivi personali. Tutto ora, è ridotto ai minimi termini.

All’inizio è disorientante ma poi si sta benissimo.

(PS: Ehi, vorrei farti conoscere @elleapostrofo perchè con minimo mi ha spronata ed incoraggiata ad andare avanti).

Dunque, sono qui in questa fase ascetica della mia vita.

Quello che più mi ha pesato? Vedere amicizie, che ritenevo fidate e solide, sgretolarsi al primo km di distanza. Ma il prode Twitter mi ha salvato. E mi ha regalato nuove possibili vie.

Quello che più mi pesa? L’isolamento geografico. Sto progettando viaggi. Sempre al minimo.

Mia cara Elisa, a te un pensiero speciale. Grazie per esserci stata, nonostante i km. Spero che ti sia piaciuto il mio tè. Questo era l’ultimo cucchiaio del mio barattolo di vetro. Sai dirmi dove vendono delle erbe sfuse a Lecce? Servono rifornimenti.

Un abbraccio caldo e a piedi nudi, Se.

 

15 pensieri su “Elisa, accendo un incenso e arrivo. Siediti.

  1. Che dire.
    Per tutta la lettura ho VOLUTO sentirmi “Elisa”.
    “Elisa” e non una Salentina verace.
    Perchè alla prima critica scatto come una molla,se sono io. Non se sono “Elisa”.

    Mi piacerebbe essere un po’ più vicina,fisicamente.
    Mi piacerebbe davvero prendere quel caffè che stiamo rimandando da un po’.
    Ma ogni volta che torno a casa il Salento mi ingoia,mi assorbe, mi fagocita.
    E non sono più “Elisa” ma una che da quella terra non vorrebbe più ripartire.

    Torno tra 4 gg e a Lecce ci verrò, e io in quel Caffè Quarta ci spero.

    1. Quando io torno a casa, a Torino, anche il freddo Nord Nord mi fagocita. Pensa te. Quindi, so benissimo cosa intendi. Tra 4 gg il caffè Quarta in tazza fredda ci vedrà sedute in piazza. Io ti aspetto: non facciamo finta di nulla. Lo dico a tutte e due. 4 gg.

      1. Qui ci sono sempre stato anche da prima del tuo trasferimento qui in nord-africa, spettatore silenzioso e rispettoso. ma non potevo restare muto davanti a una minaccia di abbandono.

  2. Che emozione! Ma sono io la Elisa cui è dedicato questo splendido post? Se sì, quale onore! Arrossisco, ma tu per fortuna non mi vedi, e sorrido, ed è un peccato che tu non possa vedermi perché questa gioia è un regalo piovuto dal cielo, in quest’autunno che non ne vuol sapere di sloggiare dalla mia anima.

    Sono tanti gli aspetti su cui potrei appuntare una glossa, chiederti i particolari, curiosa, felice di ascoltare parole che sanno di pensiero. Soprattutto queste mi hanno colpito: «nutro il disagio di chi, abituato ad un quaderno con le righe, si ritrova a scrivere in un pagina tutta bianca e libera dai vincoli». Giusto questa mattina ero alla Feltrinelli a curiosare fra le agende ed i quaderni (la speranza mai sopita di trovare un quaderNina o AgendiNina..), ma di quelli che mi piacevano, i più erano senza righe, e li ho evitati. Ho bisogno delle righe perché senza di quelle la mia scrittura tende verso il basso, fa vortici strani, si perde e non si raccapezza più. Per me il Sud era una pagina senza righe ed io mi sono imposta le mie, che non mi hanno portato a raccapezzarmi tanto, ma forse sono io che le avevo tracciate male. Adesso, invece, imparo come si tracciano le righe nella terra del dialetto, dei paesini e del mare e ammiro profondamente il tuo modo di tenere dritta la matita senza sgualcire la carta. Spero che quella terra continui a regalarti tutto quello che io non ho saputo (né voluto) cogliere, perché lo meriti, infinitamente.

    Grazie per la dritta sul blog minimo! Adesso è nella mia lista dei preferiti!😉

    Spero di sentirti presto,
    un abbraccio e GRAZIE!

    Elisa

    1. Tu, sei tu. Ah se ci fossero i quaderNIna…Dalla regia mi hanno detto che non ci saranno agende, purtroppo. Senza righe ci si sente persi ma imparare a scrivere senza righe mi regala nuovi punti di vista. Ho pensato agli arabi e ai cinesi. E così ho smesso di essere me-centrica coi miei bisogni di righe. So che se ne può fare a meno. Guarda che l’autunno è appena iniziato, perché mai devi scacciarlo? Costruisciti una corona di foglie colorate e pensami: gli olivi non perdono le foglie. Pensa che sei fortunata a godere di tutto quel rosso per aria! Nessuna corona per me, quest’anno. Fanne due, allora.

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