Don DinDon


Don DinDon ama far suonare le campane.

La bambina smorfiosetta, con la frangia drittissima e le gonne lunghe vezzose che nascondono le ginocchia sbucciate (le madri riescono a inculcare costrizioni che ti rimangono a vita) ama l’indipendenza e la voglia di libertà. Imparare a capire il suono dei rintocchi le consente di conoscere lo scandire del tempo e l’urgenza del rientro al nido.

Percepire la sottile differenza tra il DON dell’ora e e il DIN dei quarti conferisce indipendenza, autostima e possibilità di dire “Sono grande io”. Una volta compreso il meccanismo, io e le mie piccole me (compresa frangia e gonnellona) abbiamo iniziato ad esplorare il mondo in autonomia. I miei pomeriggi estivi avevano i baluardi dei rintocchi.

I DON metallici a cui ero abituata scandivano le ORE del giorno. Punto.

Campana = Orologio.

Crescendo, ho capito LE altre funzioni delle campane. Tristi (lutti) e allegre (matrimoni), sacre (la domenica) e profane (anniversari locali).

E tutta la poesia e l’indipendenza sono fuggite, lasciando posto all’odio adolescenziale del risveglio coatto nei giorni di festa.

Fino a che sono arrivata qui. E ho scoperto Don DinDon. Lui è il capo indiscusso, silenzioso e nebulizzato in ogni dove.

Durante il primo mese ho riscoperto con profondo fastidio l’odio adolescenziale del risveglio forzato. In tutti i Santi giorni. Cioè Tutti. Senza distinzione di estate,  festa, domenica, lunedì. Niente. DINDON. Sempre. Senza criterio, poi.

Un abuso, per le mie piccole me. Campana = orologio > non è più vero. Don DinDon ha creato un blocco interiore.

Don DinDon ed io non andiamo d’accordo.

Durante il secondo mese ho chiesto aiuto alla respirazione diaframmatica e ho sopportato queste campane suonate a caso. Che fastidio, però tutto questo rumore senza un criterio, un’armonia, una logica. Onde buttate nel vento. A vuoto.

Perdura imperterrito l’odio adolescenziale.

“dlin dlon”

“…”

“chi è?”

“Sono Don DinDon”

” non ti apro, maledetto, mi svegli sempre quando voglio dormire, fai un casino pazzesco, mandi le onde in giro a caso senza criterio, crei turbe familiari,  svegli i bambini quando DEVONO dormire, lasci segni interiori, cancelli ricordi d’infanzia…”

” Buongiorno, mi dica.”

“Buongiorno. Vorrei chiederle il terrazzo per fare i fuochi d’artificio”

“Prego?????”

” Sì, i fuochi d’artificio. Lei è la nuova inquilina? Dal suo terrazzo, da sempre, si sparano i fuochi d’artificio per l’anniversario di Santa MatitaSpuntata. Lei è nuova? Lavora??! Ha una bambina, vero? Lavora all’Università? Ha un contratto a progetto?…..Non l’ho vista a Messa…. E suo marito? Venite da Bologna? ma non siete di Bologna?!! E la bambina ha un nome strano ma lo sa cosa vuol dire in greco? ”

Mio caro Don DinDon,

sappi che la respirazione diaframmatica funziona moltissimo. Se avessi dato ascolto a tutte quelle reazionarie che si agitavano dentro, mentre tu mi parlavi e mi facevi il terzo grado, sarebbe finita a schifìo. Sappi inoltre, che non apprezzo il fatto che tu abbia chiesto al mio verduraio di fiducia di farti da spalla (perché non sei venuto da solo?) e  di farti dire tutti i pettegolezzi per avere argomentazioni su cui far leva per spillare altri succulentissimi dettagli che vorresti tanto avere.

Il mio terrazzo è aperto, nonostante tutto. Ti aspetto. Certo dal primo pomeriggio “che devono sistemare tutto”. Sono certamente orgogliosa di avere un terrazzo, a mia totale insaputa, così importante per la comunità. Lo è anche per me. Con diaframmatica pazienza, ti aspetto. Per cercare di instaurare un dialogo a pari livello (non dal pulpito). Perché tu sei disposto al dialogo, vero?

La bambina contrita, l’adolescente incazzata, l’adulta razionale e dialogante che ingoia lumache in segno di rispetto e apertura mentale.

Grande festa, sta sera. Sul palco: Don DinDon.

Vi aspettiAMO numerosi.

Qui siamo tutte presenti.

6 pensieri su “Don DinDon

  1. ecco un lato indigesto di vivere giù: tutti pretendono di sapere tutto di tutti, ma forse anche qui nei paesi è così.
    Quando sono nata c’erano già le campane elettriche qui, non le reggo, false più di Giuda

    1. Infatti io non credo che ci sia differenza tra Nord e Sud nel desiderio atavico di cercare il Pettegolezzo. Forse sono io, che in questo momento di solitudine, tendo a chiudermi a riccetto spaventato e tendo a non sopportare chi mi pungola. Vorrei solo avere modo di conoscere, piano piano, tutto questo Nuovo Mondo.
      Vorrei imparare il dialetto perché non mi sento mai in “pari” con questo mio italiano da libri di scuola.
      Senza dialetto perdo tutto il meglio.
      È come vedere un film in lingua originale.🙂

      Le campane elettriche andrebbero abolite!!!

  2. Solo per dire che le campane non suonano sempre a caso.
    Suonano se qualcuno muore, suonano se qualcuno nasce, suonano se qualcuno si sposa.
    E suonano in modo diverso.
    A me son mancate molto quando son venuta via.

    1. Ma certo che suonano per un motivo. Non volevo sminuirle. Solo che il suono a cui ero abituata io era lo scandire del tempo della giornata. Anche a me mancano le mie campane!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...