Precarietà #1


Ci sono prismi di luce che inondano una stanza.

I vecchi cristalli si sono sistemati sulla finestra.

Fedeli compagni di scorribande.

[Me li sono trascinati da Nord a Sud, passando dal Centro]

Qui, danzano armoniosi o ondeggiano nervosi: scirocco o maestrale.

Qui, difficilmente stanno spenti: è sempre colpa di nuvole passeggere.

Qui, ho rafforzato il filo da pesca che li sostiene.

Sto appesa ad un filo eppure rifletto.

I limiti della precarietà.

Inutile arrendersi, bisogna modificarsi e divenire.

Aggiungere fili spessi e stare attenti alle folate di vento.

Smussare gli angoli delle certezze.

Destare neuroni sopiti per trovare nuove vie.

Giocare con i vecchi limiti stabiliti, smontarli e ricostruirli.

Accettare il fallimento e l’imprevedibilità.

Sostenere le proprie idee con determinazione.

Capire che le risorse personali sono sul fondo del vaso di Pandora: bisogna sforzarsi per aprirlo.

Elpis c’è.

Per esempio, oggi da scirocco (18°C, sole, millanta arcobaleni sui muri) sta girando a maestrale (cadrà a 13°C  e stanno arrivando le nuvole e tutti gli arcobaleni si son spenti).

Accetto il fallimento del bucato asciutto a metà. Eppure aspetto ansiosa il prossimo spiraglio di cielo. Nel frattempo mi sono portata a casa 4 kg di sole.

7 pensieri su “Precarietà #1

  1. quando studiavo all’università preparavo gli esami con una mia amica di lì, con un sole solo ci si saziava, dava luce all’anima tanto era grosso. Io sarei donna dal baricentro basso per necessità (date le misure di partenza) e per desiderio, amo le radici grosse nodose e profonde, ma per lavoro sono diventata la regina della precarietà, una funambola da paura, ante litteram altro che governo loden e crisi mondiale, ogni volta un colpo al cuore ed andare avanti, qui il bucato non si asciuga da giorni e il tetto ha smesso solo oggi di piangere sul tavolo della cucina

      1. Ehm, lo so. La mia era una domanda trabocchetto. Secondo me Lui ha una storia con Follia. Ma ce la nasconde. Ecco, io vorrei sapere. Abita al numero 3. Spesso vedo la sua bici appoggiata accanto al Suo portone verde bosco (Se non è la sua, è proprio uguale.) Ecco. Insomma.

  2. mi avete scoperto, ho una storia con Follia da sempre e non è solo sesso. Hai visto trittoli che
    la bicicletta appoggiata al muro non ha la catena ?
    Tu sei il mio amore e la mia disperazione.
    Tu sei la mia follia e la mia saggezza.
    E sei tutti i luoghi in cui non sono stato
    e che mi chiamano da tutti gli angoli del mondo.

    Tu sei queste sei righe
    cui devo limitarmi per non gridare.

    Henrik Nordbrandt

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