Tutto inizia


Tutto inizia by Trittoli
Tutto inizia, a photo by Trittoli on Flickr.

L’inizio e la fine

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un pò d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

Wislawa Szymborska

Distesa
con la spiga tra i denti
persa a fissare i kitesurf.

Di nuvole nemmeno l’ombra.

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Lo iota colorato


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A volte ci sono settimane in cui tutto sembra aggrovigliatamente in salita.

Se mi fermo a riprender fiato,
colgo con la coda dell’occhio
un dettaglio sparuto che sottende un sorriso.

Prima, nel turbine del gomitolo di sfiducia, non vedevo altro che angoli retti di fatica.

Se apro la mente
scovo uno iota colorato che fa leva sul sorriso.

C’è sempre uno iota che mi salva.

Lo iota vale molto, non poco.

Essere all’altezza giusta


Essere all'altezza giusta by Trittoli
Essere all’altezza giusta, a photo by Trittoli on Flickr.

Questo Vate-stemma-nobiliare predice chiari segni.

Domani
vicino all’acqua mossa
sbocceranno fiori
e splenderà il sole.

Chissà domani cosa predirà il mio Vate personale.
È mio, di persona personalmente, perché solo io posso vederlo diritto negli occhi.

Non sono mai stata all’altezza di un capitello.

ndr: dalla finestra destra del mio nuovo studio

Mettere radici


Mettere radici by Trittoli
Mettere radici, a photo by Trittoli on Flickr.

Le ho spostate.
Le ho rimesse un po’ più in là.

***

Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero, dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell’antro della follia.

Alda Merini, da “La terra santa”

Squame in giro


Ero un ragazzo di città ma d’estate m’inselvatichivo. Scalzo, la pelle dei piedi indurita come le carrube mangiate sull’albero, lavato dall’acqua di mare, salato come aringa, un pantalone di tela blu, odore di pesce addosso, qualche squama in giro per i capelli, andatura a passi corti, da barca. In una settimana non avevo più una città d’origine. Me l’ero staccata di dosso insieme alla pelle morta del naso e della schiena, i punti dove il sole si approfondiva fino alla carne. Il sole è una mano di superficie, una carta vetrata che sgrossa d’estate la terra, la pareggia, asciutta e magra a fior di polvere. Coi corpi fa lo stesso. 

(Erri De Luca – Tu, mio -Feltrinelli)

Sono esattamente così, ora. Persino i capelli si sono inselvatichiti, lunghi e ribelli. Mi aspettano due giorni al Nord. Cerco i vestiti invernali nelle scatole del trasloco. Le scarpe grosse. 

E un pettine. Forse. O forse li lego e faccio prima, tanto sono solo due giorni.

Il Buono è cattivo


“Ciao, vieni al mio compleano domenica?”

” eh, non non posso. Devo andare a Messa a prendere il Buono.”

….

….

 

No, non ti devi arrabbiare se non possono venire a giocare con te perché devono andare a Messa. Lo so che è il tuo compleanno. Noi rispettiamo le loro esigenze e facciamo iniziare la festa alle 17:00 (perché prima devono mangiare dai nonni, certo). No, non so davvero spiegarti questa cosa dei Buoni e della Messa. Ah, capisco. Quindi, il più presente nei banchi alla domenica, cioè il migliore, riceve un Buono e alla fine dell’anno vince qualcosa. Capisco.

Se vuoi, puoi barattare i nostri buoni Coop.

1 buono Coop = 1 buono Messa. Sono seria. Va beh, 10 buoni Coop = 1 buono Messa.

Oppure puoi chiedere alle nonne che, di buoni, ne hanno accumulato molti nel corso degli anni. Tra l’altro, loro dei buoni non se ne fanno nulla perché a Messa ci vanno perché ci credono. E non vogliono vincere niente.

No, non puoi portare a scuola la tessera Coop.

 

Precarietà #1


Ci sono prismi di luce che inondano una stanza.

I vecchi cristalli si sono sistemati sulla finestra.

Fedeli compagni di scorribande.

[Me li sono trascinati da Nord a Sud, passando dal Centro]

Qui, danzano armoniosi o ondeggiano nervosi: scirocco o maestrale.

Qui, difficilmente stanno spenti: è sempre colpa di nuvole passeggere.

Qui, ho rafforzato il filo da pesca che li sostiene.

Sto appesa ad un filo eppure rifletto.

I limiti della precarietà.

Inutile arrendersi, bisogna modificarsi e divenire.

Aggiungere fili spessi e stare attenti alle folate di vento.

Smussare gli angoli delle certezze.

Destare neuroni sopiti per trovare nuove vie.

Giocare con i vecchi limiti stabiliti, smontarli e ricostruirli.

Accettare il fallimento e l’imprevedibilità.

Sostenere le proprie idee con determinazione.

Capire che le risorse personali sono sul fondo del vaso di Pandora: bisogna sforzarsi per aprirlo.

Elpis c’è.

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